Abortire per telefono

Londra. Ci sono voluti cinque minuti. E’ bastata una telefonata, il tempo di raccontare del mio ritardo lungo ventitré settimane e di assicurare che ero in possesso di una carta di credito. Così la data del mio aborto è stata fissata: sarà il 25 marzo. Prima ci vorrà semplicemente un incontro con un medico, che verificherà le informazioni sullo stadio della mia gravidanza fornite per telefono all’operatore e darà un’occhiata al feto che porto in grembo. Ho detto che sono convinta della mia decisione e mi hanno assicurato che non sarà necessaria alcuna consulenza psicologica. Sono italiana, sì, ma questo non importa. Importa che dia subito per telefono i dati della mia Visa, che sia pronta a sborsare milleseicento sterline. Poi tutto sarà finito.
20 MAR 08
Ultimo aggiornamento: 12:01 | 21 AGO 20
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Londra. Ci sono voluti cinque minuti. E’ bastata una telefonata, il tempo di raccontare del mio ritardo lungo ventitré settimane e di assicurare che ero in possesso di una carta di credito. Così la data del mio aborto è stata fissata: sarà il 25 marzo. Prima ci vorrà semplicemente un incontro con un medico, che verificherà le informazioni sullo stadio della mia gravidanza fornite per telefono all’operatore e darà un’occhiata al feto che porto in grembo. Ho detto che sono convinta della mia decisione e mi hanno assicurato che non sarà necessaria alcuna consulenza psicologica. Sono italiana, sì, ma questo non importa. Importa che dia subito per telefono i dati della mia Visa, che sia pronta a sborsare milleseicento sterline. Poi tutto sarà finito. E’ andata così la mia esperienza con la hotline della Marie Stopes International, l’organizzazione privata di Londra che nasce sull’esempio dell’omonima eugenista scozzese e che dal 1976 si occupa di sessualità e aborti (solo nel 2006 ha praticato quattrocentomila interruzioni di gravidanza in trentasette paesi del mondo, escluso il Regno Unito). Da due settimane la Marie Stopes ha inaugurato una linea di consulenza telefonica per l’aborto, dopo una fase sperimentale di sei mesi in cui seicentocinquanta donne in attesa si erano rivolte ai centralini dell’associazione. Da qualche giorno anch’io, inventandomi l’identità di una fantomatica Clara Bartolomeo, classe ’78, incinta, sono diventata una loro paziente, o meglio, una loro cliente. Perché del mio stato psicologico, della responsabilità enorme della mia decisione, si è parlato poco. “Se è indecisa, le offriamo un appuntamento telefonico con i nostri esperti per settantacinque sterline, altrimenti può prenotare subito l’incontro col medico e fissare la data del trattamento”, cioè dell’aborto. “Ha una carta di credito attiva? Ce l’ha?”, mi sono sentita chiedere con insistenza. Sui giornali avevo letto le dichiarazioni del responsabile delle agenzie inglesi e dell’Europa occidentale di Marie Stopes, Liz Davies: “Molte donne trovano più facile esplorare le proprie emozioni al telefono piuttosto che faccia a faccia, specie se si trovano in un ambiente familiare come la propria casa”. Io le mie emozioni non le ho esplorate per niente. Sì, è vero, mi sono detta decisa ad abortire. Ma dall’altra parte non ho sentito grande partecipazione. E’ bastata una domanda sulla mia scelta (“E’ convinta? Sì o no?”) e la data del mio “trattamento” è stata fissata. Quando mi sono finta indecisa è scattata la fatidica frase: per settantacinque euro avrà una consulenza psicologica, se vuole semplicemente telefonica. Sì perché le conversazioni tra me il call center a un certo punto sono diventate numerose e qualcuna è durata persino meno di cinque minuti. Quando alla seconda telefonata ho capito che il centralino era foltissimo, che ogni volta avrei parlato con un operatore diverso, ho provato insistentemente a chiamare, fingendo sempre situazioni diverse. Così ho scoperto che milleseicento sterline sono la cifra per un aborto tra la diciannovesima e la ventitreesima settimana, ma che sotto quel limite posso spendere molto meno: settecentotrenta sterline sono sufficienti. Nessuno mi farà delle domande sulla mia scelta se non vorrò. Tutto avverrà nel massimo della privacy. Ma ai centralinisti interessa una cosa soprattutto: il mio conto in banca. Posso pagare in contanti, con assegno o con carta di credito. Poi tutto sarà risolto. Sono bastate due settimane e la polemica è esplosa nel Regno Unito, segnato dal record di qualche settimana fa, quando i dati sulle interruzioni di gravidanza in Inghilterra e Galles hanno provato che gli aborti tardivi, cioè quelli oltre la ventesima settimana, sono stati tremila nel 2006, con un’impennata del 44 per cento in un decennio. La Lawyers’ Christian Fellowship (Lcf), organizzazione che raggruppa gli avvocati di fede cattolica, ha definito il sistema di consulenza telefonica di Marie Stopes come “irresponsabile, un disservizio per le donne”. Un caso drammatico ha infatti segnato l’attività dell’organizzazione: Emma Beck, artista trentenne di Cornwall (vedi anche il Foglio del 18 marzo), descritta dal suo medico di base come una persona “estremamente vulnerabile”, con un passato di ansia e depressione, si era rivolta ai consulenti telefonici di Marie Stopes e aveva poi deciso di abortire i due gemelli che portava in grembo. Dopo l’interruzione di gravidanza la donna si è impiccata e ha lasciato un biglietto alla famiglia: “La mia vita è diventata un inferno. Non avrei mai dovuto abortire”. Ora la madre si chiede perché non le sia stata data sufficiente assistenza. Andrea Minichiello Williams, della Lcf, attacca: “La consulenza psicologica telefonica non è adeguata per donne che vivono una delle crisi più rilevanti della propria vita. Parlare con qualcuno al telefono di questi temi non è mai sufficiente e non può sostituirsi agli incontri faccia a faccia”.